Il Papa

Mercoledì 13 maggio 1981, piazza San Pietro, Roma. Mattina.

Il papa polacco fendeva la folla a bordo della papamobile. Toccava mani, sfiorava dita, contemplava inghiottito una massa ondosa che lo invocava, senza mettere a fuoco nessun volto. Lui era il papa, il vescovo di Roma, il lider maximo della Cristianità. Il bagno di folla un rito necessario, univa il vicario di Cristo coi fedeli di Cristo, i corpi erano gli attori della fusione mistica. Karol Wojtyla era stato un attore in gioventù e conosceva bene la magia della rappresentazione, il patto tacito tra il protagonista e il pubblico, l’annullamento della finzione in un’altra, nuova, realtà. Il corpo temprato e ancora atletico del pontefice aveva una presenza scenica potente, sentirsi acclamati da migliaia di voci era vertiginoso. Il rito per lui si ripeteva dal ‘78, l’anno dell’elezione al soglio pontificio, eppure l’effetto inebriante non era diminuito: attraversava le braccia tese tra ebbrezza e stordimento. Vide una bambina, offerta da mani imploranti, “Santità, Santità”, la sollevò verso di sé, in alto sulla papamobile, come un agnello sacrificale, e la baciò. La folla delirò. La restituì alla madre che provò il sussultò del miracolo. Si udirono quattro crepitii nel frastuono generale, come quattro colpi battuti a una porta in mezzo a una tempesta, cra, cra, cra, cra. Il papa si accasciò all’indietro, la veste bianca madida di sangue, le urla, il panico, l’incredulità, il volto un lenzuolo di sofferenza, la pancia che zampillava sotto al pesante crocifisso d’oro. Hanno sparato al papa, hanno ammazzato Giovanni Paolo, il papa muore. La papamobile sgommò per fuggire dalla morte, Wojtyla morente.
Aveva sparato Mehmet Ali Agca, un sicario dei Lupi grigi, estremisti nazionalisti turchi. Mehmet era un assassino dalla fama di infallibilità, armato dal KDS, il servizio segreto bulgaro, per conto del KGB e della Stasi, l’URSS in pratica. Karol Wojtyla, il papa, approfittava della sua posizione privilegiata per finanziare, attraverso il losco IOR di Monsignor Marcinkus, Solidarnosc, il neonato sindacato polacco, oppositore di Jaruzelski, il capo comunista del paese. Insomma Solidarnosc doveva essere la testa d’ariete per scardinare il blocco comunista dell’Est fino alla sua rovina definitiva. Papa Giovanni Paolo II, dietro la veste immacolata, giocava il ruolo di leader politico globale (che per un papa non era una novità) contro l’odiato comunismo. Solidarnosc riceveva i soldi, tanti soldi, dalle casse dell’Istituto Opere Religiose del Vaticano, che a sua volta li riciclava per conto della mafia italo-americana, grazie anche al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, uomo di Gelli e della P2. Un bel guazzabuglio di lordume internazionale. L’economia criminale della guerra fredda. Due blocchi contrapposti, Stati Uniti e Unione Sovietica, a farsi la guerra, nell’ombra, in ogni angolo del pianeta. Il papa pure la combatteva non solo con le orazioni e le preci all’Altissimo ma schierandosi contro i comunisti. Era un nemico. Un nemico potente. E doveva morire. La guerra, la guerra.
I Lupi grigi tuttavia erano stati inseriti dalla CIA nella rete Stay-behind, in Italia Gladio, una organizzazione paramilitare segreta pronta a fronteggiare un’eventuale invasione comunista dei paesi Nato. I Lupi grigi erano dichiaratamente fascisti quindi apertamente anti-comunisti. Dunque era la CIA, americana, a volere il papa morto per accollare l’omicidio all’URSS e screditarla agli occhi di un miliardo di cristiani sparsi nel mondo? Agca quindi sarebbe stato un agente coperto dai servizi segreti italiani e americani, il Sismi e la CIA, nell’ottica di una strategia di destabilizzazione planetaria.

Emanuela Orlandi
Anni 15-mt 1,60
È
Scomparsa
Al momento della scomparsa aveva capelli lunghi, neri e lisci, indossava pantaloni jeans, camicia bianca e scarpe da ginnastica. Non si hanno sue notizie dalle 19 di mercoledì 22 giugno, chi avesse utili informazioni è pregato di telefonare al numero
69.84.982

Questo manifesto, con al centro la faccia di una ragazza sorridente con una fascia sulla fronte, apparve sui muri di tutta Roma un mese e mezzo dopo l’attentato al papa. Emanuela era stata rapita e doveva essere la merce di scambio per Ali Agca.

Emanuela ha quindici anni, frequenta la seconda liceo scientifico al convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, a Roma. Ha quattro fratelli e abita nel Vaticano, dove il padre lavora come commesso della Prefettura della casa pontificia. Ha gli occhi e i capelli neri e un sorriso malinconico da adolescente. Ama la musica Emanuela. Frequenta fin da piccola una scuola in piazza Sant’Apollinare, dove studia pianoforte, flauto, solfeggio e canto corale. Mercoledì, quel mercoledì, termina le lezioni di musica alle sette meno un quarto, un poco prima del solito. Telefona a casa da una cabina pubblica e segnala a sua sorella che il bus tarda a passare e, eccitata, racconta che un uomo le ha proposto un lavoro di volantinaggio con un compenso di trecentosettatamila lire. In pratica, durante una sfilata, presso l’atelier delle sorelle Fontana, avrebbe dovuto pubblicizzare prodotti cosmetici. Un paio d’ore di lavoro per un bel gruzzoletto. Un lavoretto facile facile, allettante e remunerato bene. Magari poteva comprarsi uno strumento musicale o la borsa sbirciata a via Condotti che altrimenti sarebbe restata nel cassetto dei desideri. La sorella la mette in guardia, non cascarci, non fidarti, troppo bello per essere vero, torna subito a casa e parlane con mamma.
Alle sette e mezza, le due compagne di corso che attendono il bus con Emanuela salgono sui mezzi per rientrare a casa, Emanuela no. Forse il bus è troppo affollato, forse vuole vedere quell’uomo per definire meglio la proposta, con la cocciutaggine dei quindici anni.
Ettore Orlandi, dopo aver cercato la figlia in tutta la zona nei pressi della scuola di musica, l’indomani mattina ne denuncia la scomparsa alla polizia. Il Tempo e il Messaggero pubblicano foto e recapiti per aiutare a ritrovarla.
Arrivano misteriose telefonate alla famiglia. Tale “Pierluigi” sostiene di aver incontrato la ragazza a Campo dei Fiori mentre vendeva cosmetici e suonava il flauto. Pierluigi richiama il giorno seguente aggiungendo che la ragazza, presentatasi come Barbara, portava occhiali a goccia per correggere l’astigmatismo, proprio come Emanuela. Alla richiesta di un incontro fisico, Pierluigi sparisce nel nulla, subentra Mario, sedicente titolare di un bar, dal forte accento romanesco, che sostiene di aver visto “Barbarella” vendere cosmetici.

La domenica di un torrido 3 luglio, il redivivo Giovanni Paolo II si affaccia dal balcone di San Pietro per l’Angelus e lancia un appello ai rapitori di Emanuela, “desidero esprimere la viva partecipazione con cui sono vicino alla famiglia Orlandi…non perdendo la speranza nel senso di umanità di chi abbia responsabilità in questo caso”. La “viva partecipazione”. Lui era vivo, Emanuela rischiava di morire. Le parole cifrate per chi doveva intendere sancivano ufficialmente che la ragazza è stata rapita. Era la seconda volta nella storia recente della Santa Romana Chiesa che un papa faceva pubblico appello, la prima era stata di Paolo VI per Aldo Moro. La Chiesa di solito percorre canali più discreti. L’appello testimonia che la questione è intricata, che si intende aprire una via al dialogo, alla possibile trattativa. Che si apre.

Prima un uomo con accento anglosassone chiama alla sala stampa vaticana chiedendo la liberazione di Mehmet Alì Agca in cambio di Emanuela. Poi un mediorientale telefona a una compagna di conservatorio chiedendo la stessa cosa. Poi mandano un nastro con una giovane voce femminile che chiede aiuto, poi iniziano a parlare direttamente con Casaroli, il segretario di Stato Vaticano. L’Amerikano chiama 16 volte da una cabina. Non fornisce mai prove concrete. I Lupi grigi diramano un comunicato in cui affermano di avere loro Emanuela e Mirella Gregori, un’altra innocente rapita sempre a Roma un mese prima della ragazza Orlandi.

I Lupi grigi avevano rapito le due giovani romane per ottenere la liberazione di uno di loro che aveva sparato al papa: Agca. Agca non è stato armato dai servizi dell’Est per zittire il nemico Wojtila poiché i Lupi grigi sono nazionalisti e fascisti. La Bulgaria e quindi la Stasi della Germania Est non c’entrano nulla con l’attentato. Perché si è sparato in piazza San Pietro quindi? E chi ha rapito Mirella prima e Emanuela poi se non sono stati i comunisti? Chi conduce la trattativa col Vaticano?

Il vaticano stesso. È Paul Marcinkus, l’arcivescovo americano a capo della banca vaticana, lo IOR, che tira le fila. È lui l’Amerikano. Lo IOR è in affari con la mafia italo americana, con la loggia sovversiva P2 di Licio Gelli, l’oscuro venerabile maestro, l’uomo delle bombe nelle piazze, della CIA e dei servizi italiani, della strategia della tensione. Marcinkus si era servito anche di Calvi, il banchiere della P 2 impiccato dalla mafia sotto al ponte dei Frati Neri a Londra. Nel Vaticano qualcuno voleva porre fine a questi intrecci pericolosi, il papa stesso forse? L’ingerenza del papa polacco nei maneggi oscuri di Marcinkus e dei suoi sodali criminali è la vera causa del tentato assassinio del pontefice?

Fallito il suo omicidio, Marcinkus ha attivato la banda della Magliana romana, legata alla mafia siciliana e utilizzata dai servizi segreti italiani, dalla P2 (per distruggere la stazione di Bologna nell’80), affinché rapisse Emanuela, come ricatto, merce di scambio umana. O la banda della Magliana rivuole da Marcinkus i miliardi investiti nello IOR insieme alla mafia e il messaggio alle alte sfere del Vaticano deve essere forte e chiaro?

Emanuela era stata rapita da Renatino De Pedis, capo della banda della Magliana, amico di Marcinkus e Casaroli, sepolto nella basilica di Santo Apollinare a Roma.

Michele Sindona, massone della P2, banchiere della mafia, ucciso con un caffè alla stricnina in un carcere di massima sicurezza italiano.

Roberto Calvi, massone banchiere della P 2, impiccato dalla mafia a Londra.

Marcinkus, arcivescovo, massone, presidente dello Ior, sospettato dell’omicidio di papa Giovanni Paolo I, mandante del rapimento Orlandi, accusato di abusi su minori, non è mai stato processato né dalla giustizia italiana né da quella vaticana, è morto di vecchiaia a Sun City.

Emanuela Orlandi, studentessa, musicista, innocente, rapita dalla banda della Magliana, uccisa, rinchiusa in un sacco e gettata in una betoniera a Torvaianica.