Prose

Il segreto di Luca

Possedeva una intelligenza cartesiana, con cui analizzava la realtà scomponendola in dettagli, anatomizzati come piccoli corpi viventi, prismi di relazioni e di rimandi, che una volta svelati nella loro intima essenza, venivano riportati all’insieme, ovvero la composizione di tutti i frammenti dell’evento generale. Appoggiava l’incessante azione analitica su una memoria poderosa, sulla sua sedia a dondolo era capace di rivivere una intera giornata sterilizzata dal pensiero, di ricostruire la realtà, gli eventi, le minuzie nascoste dei fatti, i bordi inconsapevoli delle parole. Le frasi, le espressioni, gli atti delle persone riedificati nella propria testa, senza tralasciare alcun margine, nessun particolare. Perché erano soprattutto le persone che gli interessava scomporre, aprire, identificare.

– “Tutti hanno un segreto, che occultano e tacciono, e ognuno fonda se stesso intorno a quel nocciolo oscuro sottratto alla realtà visibile, manifesto solo all’individuo, il quale porta nel mondo una rappresentazione conseguente a quel mistero, protettiva di quel mistero. Dissimulare chi si è non è mera volontà di ingannare il prossimo bensì necessità di vietargli l’arcano; la verità non può esser detta se non a noi stessi. Tutto ciò che pronunciamo è nascondimento della verità essenziale. C’è chi mente per compiacere gli altri, chi per difendere la propria debolezza, chi per farsi accettare, chi per velare la timidezza, chi per il puro gusto di manipolare, chi per mistificare, chi per cieco egocentrismo, chi per paura di sé e chi per paura degli altri, chi teme l’autenticità e veste l’abito della recita fino a confonderlo con la propria natura, chi non ha altro che menzogne, chi per superficialità, chi per indifferenza verso tutto e tutti, chi per malizia, chi sentendosi in colpa e non riuscendo lo stesso a sottrarsi, chi per autogiustificazione, chi per adulazione, chi per calcolo, chi per gusto, chi per assenza di verità, chi per malvagità. Tutti mentono. E sanno di farlo. Non esiste la menzogna innocente, inconsapevole, non voluta, per sbaglio, per ingenuità. C’è sempre un atto di volontà dietro a una falsità. Sempre una coscienza lucida e agente. Noi non siamo in balia della dissimulazione, noi la determiniamo. Una bugia è un desiderio dissimulato e realizzato. Molti nascondono il nucleo del loro essere sotto alle menzogne, non vogliono che gli altri sappiano, gli altri sono cose, passivi e oggettuali, inermi e privi di dignità soggettiva, sono lo sfondo su cui si riversa la grigia volontà ingannatrice. Comprendere il segreto è comprendere la natura autentica degli individui, ma bisogna stanarlo, fiutarlo, dargli la caccia, interpretare i segni poiché nessuno concederà liberamente il proprio mistero. Nessuno intende spogliarsi della propria strutturale menzogna, dallo schermo protettivo, dal rifugio del nascondimento. La menzogna ha valore di ricovero e di nascondiglio. In quanto protezione del mondo individuale ha la qualità di salvaguardare l’intimità, tuttavia nei termini della relazione essa è nichilismo consustanziato, deflagrazione della comunicazione, annientamento di ogni incontro e di qualsiasi corrispondenza tra esseri umani. Parliamo per nascondere, omettere, smorzare, diluire l’uno con l’altra e tutti con ognuno, condannandoci o scegliendo una solitudine sconfinata, una realtà atomizzata, molecolare, in cui ognuno sta solo con sé”.

– “Luca è agghiacciante la tua percezione degli uomini e delle donne, io non so respingere la seduzione realistica della tua visione, seppure mi inquieti fino alla vertigine. Così non resta niente. E noi abbiamo il bisogno di incontrarci con l’altro. Deve esserci un luogo e una via attraverso i quali la miserevole prospettiva individuale “vede” l’altro, è disposta a “consegnarsi” all’altro, ad abbattere il labirinto della menzogna solipsistica per uno spazio aperto e comune. Noi sentiamo il desiderio di oltrepassare il limite dell’individuazione per liberarci anche di noi stessi, soprattutto di noi stessi, di quella gabbia tenace del nostro punto di vista. Noi vorremmo essere accolti e accogliere, vorremmo affidare la natura profonda e le paure, sentirci in un altro come l’altro. Apparteniamo a un orizzonte comune e condiviso di dolore, di tempo, di vita e di morte, dentro a questo orizzonte noi possiamo trovarci, oltre la menzogna di essere noi stessi”.

– “Tu sei condannata all’autenticità Michela, è l’incanto e la fragilità del tuo essere. Tu sai dire solo la verità, sei ciò che provi, e credi, per questo, che tutti dicano e incarnino la verità. Sei destinata a scambiare le menzogne per verità. Aneli così disperatamente alla verità, naturalmente, che reputi lo facciano tutti. Non è così. Una parte di te lo sa e sa che anche tu stessa sei imprigionata nel tuo mondo, in una visuale immutabile. Resti smarrita e incredula che non tutti cerchino ciò che cerchi tu, considerando verità elementari e universali le tue, ma questo è il tuo idealismo non la realtà degli uomini, che resta nella dimensione della dissimulazione e della menzogna”.

– “Non voglio scadere nella banalità, Luca, ma vi sono sentimenti umani potenti che, per intima essenza, mirano all’attraversamento, all’oltrepassamento, alla trascendenza dell’ego, che si compiono proprio nell’anelito alla compartecipazione, al raggiungimento e alla fusione con l’altro. Senza apparire sentimentali, l’amore è uno di questi, è un ponte grandioso per ricongiungersi e incontrare l’altro da sé. Amore come cura, come generosità, come bene dell’altro, come volontà di sacrificare se stessi, di abbassare se stessi per “vedere” e accogliere. La solidarietà, l’amicizia, la vicinanza sono altrettanto “veri” quanto l’individualismo e la menzogna. Un progetto comune è possibile, altrimenti non vi è libertà”.

– “Michela l’amore è la sublimazione della dissimulazione, è il nascondimento elevato a arte, è la mistificazione dell’egoismo trasfigurato in altruismo, è un bisogno che per realizzarsi si serve dell’altro, che cura l’altro per avere cura di sé, che accoglie per non essere abbandonato, che mente sempre perché vede nella verità il pericolo massimo, ovvero la perdita dell’amato, che trasforma l’amante temporalmente per il terrore dell’abbandono, che non può dire la sua intima essenza di necessità per non essere nudo e esposto all’arbitrio dell’altro. L’amore è autentico solo perché deve sedurre ovvero garantirsi la durata.
Io non credo che gli altri non possano essere decifrati in assoluto, penso piuttosto che non si consegneranno mai volontariamente ma sta a noi trovarli, scoprirli, interpretarli anche dove essi si negano. Bisogna tradurre i segni inconsapevoli, decifrare le parole non dette, confrontare quelle che tornano, cogliere le dimenticanze e le espressioni, verificare la coincidenza tra il racconto e gli atti. Ecco bisogna fare questo. Gli altri dobbiamo parafrasarli. E solo attraverso la ragione, il computo serrato e rigoroso della razionalità, possiamo decifrarli, solo attraverso l’azione disciplinata e severa del pensiero noi possiamo raggiungerne il fondo oscuro, forse anche a loro stessi. Io tento ciò che animava Ulrich ne L’uomo senza qualità, raccogliere nella rete razionale tutti i dati possibili per comprendere le strutture e le variabili della realtà, ai bordi di questa rete vi è solo l’anarchia, il frammento e l’inganno. Rivisito le ore, rivedo i gesti, riascolto le parole, riguardo gli occhi e combino giorni e settimane occupate da un essere umano nel mondo, in relazione con me. Gli altri sono depositari di un segreto e pertanto sono potenzialmente pericolosi per le nostre vite, se noi affidassimo loro il nostro mondo alla cieca, a caso, per un azzardo d’amore ad esempio, il rischio di deflagrare nella loro menzogna sarebbe esponenziale, noi staremmo concedendo la nostra vita a un estraneo e al suo mistero”.

L’alba annunciava che il nostro tempo si era consumato. Mi alzai stordita, senza salutare, solo un cenno del mento. Mi allontanai dalla panchina notturna verso casa. Mi assaltava l’eco del suo segreto.