Verso l’infinito! Un piccolo grande uomo tra le stelle

Era il 12 aprile del 1961 quando per la prima volta nella nostra storia, un essere umano riuscì a mettere piede al di là del cielo, compiendo ciò che fino ad allora era ritenuto impensabile. Sono passati esattamente sessant’anni dal miracolo di Jurij Alekseevič Gagarin, il primo cosmonauta che, come un pellegrino dei tempi moderni, ha solcato il vuoto cosmico per effettuare il primo giro intorno al nostro pianeta. Per quanto possa sembrare un’impresa come le altre, non si può non tener conto dell’enorme eredità lasciataci da questo grande uomo di umili origini (Jurij Gagarin era figlio di un falegname e di una contadina).
Da quel giorno memorabile, l’essere umano non solo comprese che quello era solo il principio di un lungo tragitto verso l’ignoto, ma dovette anche ricredersi su molte delle sue convinzioni sul reale: mille dubbi e altrettante speranze emersero da quel viaggio verso le stelle, e come in ogni viaggio, l’avventuriero rivolse inevitabilmente il proprio sguardo verso casa. Cosa avrà pensato Gagarin da lassù, quando osservò trasognante la nostra Terra?
«Avendo compiuto il volo intorno alla Terra a bordo della mia nave-satellite, io vidi quanto sia bello il nostro pianeta. Gente, conserviamo e aumentiamo questa bellezza. Non distruggiamola!».
Gagarin comprese quanto male stiamo facendo al nostro mondo; comprese in quel viaggio che soltanto noi possiamo fermare la nostra marcia verso l’autodistruzione; e le sue parole ci invitano a tutelarci, a riacquistare l’umanità in vista di una Terra «senza frontiere né confini».
Mettendomi nei panni di un cosmonauta, in una prospettiva spaziale piuttosto remota da quella in cui siamo abituati a pensare, non potrei far altro che riflettere su quanto la nostra illusione di vivere un’esistenza perfetta sulla Terra sia tanto fragile e insignificante, se collochiamo nell’eternità di un cosmo che incute timore il nostro essere dei piccoli atomi. «Gagarin ha volato e non ha visto Dio», recitava la propaganda antireligiosa sovietica, quasi profetizzando che il destino dell’essere umano si direzioni nella solitudine dell’universo. Pur tuttavia l’impresa di Gagarin ci invita a sognare, ad affrontare e superare la paura di essere piccoli e soli per migliorarci e diventare ben più grandi di ciò che siamo.
Lo dobbiamo anche a lui, se i nostri sogni stanno oltrepassando dei confini invalicabili, se i sogni dell’essere umano hanno raggiunto per la prima volta la Luna e forse, in un futuro non molto remoto, raggiungeranno anche Marte. Dal giorno del volo di Jurij Gagarin, molte altre imprese sono state compiute, molte altre scoperte sono state fatte, ma l’essere umano deve sempre ripensare alla propria posizione nel mondo, alla propria forza e soprattutto ai propri limiti.