Il futuro è dei reazionari: Inaugura stanotte il secolo del bene di Vincenzo Montisano
Cosa significa essere uomini del tardo-capitalismo? Quanto ancora manca per la nostra caduta definitiva? Cosa succede dopo? È intorno a queste domande che ruota Inaugura stanotte il secolo del bene (Wojtek Edizioni, 2025). Il romanzo di Vincenzo Montisano è infatti la cronaca di una discesa inarrestabile e feroce allo stato di natura hobbesiano, l’epilogo naturale di una società che smette di curare la propria anima collettiva e si concentra sulle proprie miserie.
Il “secolo del bene” che dà il titolo al libro è in realtà già iniziato da tempo: l’intreccio viene svelato con un lungo flashback del narratore Hugo Boll che dialoga con Karl, mentre entrambi sono rinchiusi in un bunker.
Hugo Boll, infatti, è l’odioso rampollo di una famiglia alto-borghese. Figlio unico di Marcel, patriarca volitivo e detestato, si trova a gestire le conseguenze della morte di quest’ultimo. La sete di vendetta verso il defunto padre lo acceca, tanto da provare un piacere sadico nel dissipare le sue fortune e distruggere ciò che rimane dell’impero paterno. Hugo è quindi un narratore livoroso e spesso inaffidabile, frustrato dalla difficoltà di annientare ciò che il destino aveva preparato per lui.
Si isola dalla società alta, inizia a regalare soldi in strada, licenzia tutti i domestici, rovina il rapporto con la fidanzata Alice Klein, impegnata – al contrario – a risalire la china verso l’empireo.
Contemporaneamente, prima in sottofondo e poi sempre più in primo piano, ha luogo il declino inesorabile del suo mondo. L’apocalisse incombe e i suoi segni diventano sempre più evidenti. Hugo e gli altri personaggi vivono in una città il cui nome è volutamente censurato dall’autore. Città di mare, forse europea, forse statunitense, è assunta come simbolo del mondo occidentale intero, con le sue divisioni, le sue storture, la sua ferocia. Negli spostamenti di Hugo in Porsche da un quartiere all’altro emerge quindi un affresco iper-realista e stereotipato di una grande metropoli al collasso, una sorta di Gotham City in cui è quasi sempre buio.
Dalle notti nei bar, al “Luogo” in cui si manifestano le avvisaglie della follia collettiva, fino al bunker delle pagine finali, Inaugura stanotte il secolo del bene è un romanzo crepuscolare, in cui tutto ciò che accade è filtrato dagli occhi disincantati e reazionari di Hugo. La sua storia si sviluppa fra traumi infantili, soprattutto relativi a un’educazione sessuale disfunzionale, e una sostanziale assenza di prospettiva. La consapevolezza che neanche tutti i soldi del padre defunto possano comprarne una spinge Hugo verso una spirale di crudeltà, sadismo, indifferenza e perversione senza pari. Non bisogna credere, infatti, che il protagonista voglia francescanamente spogliarsi dei propri averi: la sua mentalità rimane borghese, predatoria e dominante. Ciò che lo differenzia dai suoi pari è che, più o meno consapevolmente, Hugo scommette sul declino della stessa società che l’ha creato: capisce prima di tutti che la fine è vicina e lavora per mantenere la sua posizione di privilegio nel nuovo mondo, anche se questo si trovasse nell’aldilà. A tal proposito è particolarmente significativo il dialogo con il direttore di banca, che si dimostra reticente a consegnargli tutti i soldi dal conto del padre:
Io ti dico, sussurrai, caro Edgard, che di recente ho scoperto l’esistenza di forze che agiscono fuori dal controllo di qualunque potere codificato. Eversive, esterne e interne. Il tuo concetto di investimento potrebbe essere a breve gravemente sconvolto.
Ancor prima di capire cosa sia questo “secolo del bene”, che si esplicita solo nell’epilogo, il lettore capisce perfettamente che non si tratta di palingenesi, ma della vittoria finale del capitalismo, che – letteralmente – si impossessa dei corpi e delle menti, fino a devastarli irreparabilmente. Per raccontare questa resa incondizionata e apocalittica della società contemporanea, Vincenzo Montisano fa parlare il suo esponente più abietto, un prodotto dell’apocalisse che – seppur anacronistico in alcuni dei suoi tratti – rappresenta la mentalità di una classe dominante con le spalle al muro. I padroni del mondo che, anche nella nostra realtà, pensano a costruirsi bunker o prepararsi la navicella per raggiungere Marte.
Inaugura stanotte il secolo del bene, dietro un’ambientazione da epoca reaganiana e un linguaggio che ricalca il “doppiaggese” americano, mette in guardia dalla violenza del potere che non è “né di destra né di sinistra”, che non è attaccato neanche più ai soldi, che è violentatore, stupratore e cerca costantemente la prevaricazione. Non è un caso che anche la bellissima Alice trovi la sua unica possibilità di ascesa nel ricatto e nella dominazione sessuale, introiettando i canoni appresi dagli uomini potenti che la circondano. Come, tra l’altro, è il padre defunto di Hugo che conserva in una cassetta di sicurezza a mo’ di trofeo le prove delle sue fantasie sessuali aberranti. Nel romanzo di Montisano non esiste, quindi, redenzione: i ricchi sono patetici nei loro deliri suicidi, non potendo mai riparare ai danni fatti in vita; i poveri muoiono sconfitti e abbruttiti, avendo perso l’integrità morale a causa della miseria. Il secolo del bene, divinato dal capitalismo, nasce dove scoppia l’epidemia autolesionista degli uomini.