Prose

La notifica

La notifica su WhatsApp è di mia moglie, include un link di Amazon. “Zainetto 3D bambini”, dice l’anteprima. «Per Pippi», chiarisce lei, nostra nipote di tre anni. È un promemoria opportuno. Mi serve per tornare al caffè consumato insieme quando, cervello ancora sotto le coperte, lei decreta che devo comprare qualcosa per la bimba «ché anche quest’anno è arrivato Natale e non abbiamo concluso niente».
Io e lei, un tempo, plasmavamo mondi per l’arrivo di un nostro figlio. Ipotizzavamo scenari da festa gitana a cura dei nostri genitori, con trionfo di ostensioni ad opera del parentado.
La mia famiglia è numerosa, annodata da affetti tanto complici quanto molesti. Gronda empatia e non ignora alcuna lamentela. Persino il malanno futile del nonno porta un carico di angoscia che si riverbera in tutti i congiunti. Facciamo squadra, litighiamo come una squadra, rientriamo nei ranghi come una squadra. È così, è qualcosa che abbiamo nel sangue.
Avremmo preferito una femmina e ridevamo di come i miei, invece, avrebbero sciorinato un immaginario scettro elencando tutti i titoli conferiti ad un ipotetico discendente maschio: «A voi Luigi, conte di Badriani, signore della Puglia, principe della stirpe dei Procopio» e idiozie del genere colme di ebbra gioia.
Aridi di sorrisi e prostrati nel profondo, oggi facciamo i conti con le nostre scelte attendiste, con le priorità assegnate a qualcosa che ha sempre avuto la meglio sui nostri tempi biologici. Se non era lo studio matto e disperatissimo, era la nostra età acerba; se non era la penuria di denaro, erano i progetti di carriera; se non era il matrimonio prima di tutto – per “tramandare tutele” –, era il nostro minuto alloggio.
Dopo quella gravidanza, che sembrava averci assolto da un futuro caliginoso, l’aborto. Poi i tentativi a sfidare l’impossibile, contro una natura ancora più ingiusta della sfortuna che ha provveduto a servirci il suo risoluto diniego. Senza esito, abbiamo affidato i nostri corpi alla scienza schiacciando sempre più le nostre anime sul fondo dell’abisso. Marcite le speranze è rimasta la certezza: il futuro sarebbe stato vuoto di futuro, non ci sarebbero state pagine bianche da riempire e neanche foto da scattare. L’esistenza fatta di un eterno invariato presente.
Lo zaino è nel carrello. Amazon promette che arriverà questo lunedì, in tempo per la festa. Cambio l’indirizzo. Metto quello dell’ufficio, la mia dimora più vera. Rileggo il messaggio WhatsApp per essere certo che non ci sia altro. Solo il saluto di mia moglie. Un emoticon, con cappellino a cono in testa, che usa la lingua di Menelik tra i coriandoli. Compendia felicità. Credo che origini dall’impegno depennato sulla sua to-do list.