Prose

Shit happens

La merda succede o la merda capita. Così diceva la frase che Patricio lesse sulla maglietta di Milady, alle due del mattino, quando lei aprì la porta dell’appartamento. Milady aveva ventidue anni e faceva la cameriera. Era simpatica con i clienti del bar, anche se non dava mai troppa confidenza. Due mesi prima, e dopo aver insistito varie volte, Patricio l’aveva convinta a dargli il suo numero di cellulare. Poi Milady aveva lasciato il lavoro. Si erano scambiati qualche messaggio, c’era stato un periodo di silenzio ma ora eccolo lì: con la brezza umida dell’estate che entrava dal finestrino della macchina, guidava verso la casa della sua prima colombiana.
Viveva vicino a Calle San Luis, una strada del quartiere Balvanera. A quell’ora non c’era in giro anima viva. Patricio scese dalla macchina e si mise a cercare il palazzo, vecchio e con la porta di ferro. Bussò al citofono del 1° A. Si aspettava che scendesse ad aprirgli, ma Milady spuntò dalla finestra. Ehi, gridò dall’alto e gli tirò le chiavi. Patricio le prese al volo, aprì, salì fino all’appartamento. La sua colombiana lo aspettava scalza, con un paio di shorts minuscoli e la maglietta che diceva Shit Happens. Gli sembrò che non avesse il reggiseno. Milady lo abbracciò forte e cominciò a parlare. Era molto trasandata rispetto all’ultima volta che l’aveva vista al bar: spettinata, con il trucco colato, sembrava magrissima anche se, questo sì, aveva il bellissimo culo di sempre. Milady non smetteva di parlare: gli mostrò le luci del salotto, i quadri, gli raccontò di come aveva affittato l’appartamento, un mese prima, quando aveva dovuto cambiare casa, le buste con i vestiti che ancora non era riuscita a sistemare, capisci?, e non sai che casino è stato traslocare perché io, Patri, sono una donna sola e gli uomini se ne approfittano, disse e si toccò il naso. Entrarono in camera da letto. Milady corse a mettere un po’ di musica. Patricio rimase fermo vicino al letto, si guardò intorno: lenzuola sporche, panni per terra, odore di umidità e deodorante per ascelle. E quello chi è?, chiese indicando una foto sul comodino. Adesso è il mio ex ragazzo, rispose Milady e girò la foto. Patricio lo aveva visto al bar varie volte. Arrivava in moto, non salutava nessuno, chiedeva il suo whisky con un cenno e poi si sedeva, e la colombiana era l’unica che parlava con lui.
Milady si era stesa a pancia sotto e sceglieva la musica sul netbook, passando freneticamente da una traccia all’altra. Metteva una canzone e diceva che era una bachata, poi un reggaeton, un vallenato delle montagne colombiane. Ti piace questa?, chiedeva, ma non gli dava il tempo di rispondere. Rispondeva di no al posto suo, si toccava di nuovo il naso, cambiava ancora traccia. Alla fine si decise a mettere una salsa. Oscar de León, disse, e si allungò per prendere un piatto sul pavimento. Vuoi?, chiese Milady e gli mostrò il piatto con la cocaina.
– E quel figliodiputtana del mio ragazzo – cominciò a dire Milady–, per chi mi ha preso? Come ha potuto essere così figliodiputtana?
Nel periodo in cui anche lui faceva uso di cocaina, lo eccitava guardare una ragazza che tirava. Adesso, invece, gli dispiaceva. Il ragazzo di Milady le aveva messo le corna e l’aveva ridotta uno schifo. Così aveva detto lei: “Devo fare veramente schifo, visto che quel figliodiputtana mi ha messo le corna”, e si pulì il naso con la mano.
Patricio si sdraiò sul letto. Sotto le lenzuola c’erano dei fazzoletti di carta appallottolati. Vieni, disse a Milady, vieni che ti abbraccio e mi prendo un po’ cura di te, tu hai bisogno di cura, e la tirò verso di sé. Milady tremava, ma continuava a parlare: quel figliodiputtana credeva di essere un modello, lo aveva anche mantenuto nei momenti difficili e adesso lui la ripagava così, con una qualunque, tipico degli uomini, disse e in quel momento si mosse un po’ e Patricio le guardò la scollatura e sì: era senza reggiseno.
Noi uomini non siamo tutti uguali, disse Patricio e si avvicinò fino a sentire l’odore della pelle di Milady. Lei andava avanti con il monologo: il figliodiputtana di qua e di là, il figliodiputtana e si preparava un’altra striscia, vivevamo insieme, dividevamo tutto, capisci?, eravamo una sola persona e il figliodiputtana mi ha messo le corna. Da quanto tempo stava tirando? Due giorni, disse Milady. Ne aveva comprata anche per il giorno dopo. Che cosa pensava di fare quando sarebbe finita? Milady scoppiò a piangere. Il viso attraversato dalle lacrime nere di eyeliner. Patrizio le accarezzò la testa. Povera piccola, le disse, e mentre la accarezzava le diceva che doveva dimenticare tutto e andare avanti. Ti faccio una proposta, disse Patricio: stanotte resto qui e mi prendo cura di te, domani mattina presto andiamo a fare colazione e cominci una nuova vita. Milady si soffiò il naso con un altro fazzoletto, si asciugò le lacrime e sorrise. Gli disse sì, che era stanca di tutto e voleva solo dimenticarsi di quel figliodiputtana. Sembrava convinta. Patricio aveva smesso con la cocaina perché, tra le altre cose, passava delle ore terribili mentre aspettava, finalmente, di addormentarsi. Pensò che con Milady, forse, aveva una possibilità. Ti faccio un po’ di coccole, disse piano e la abbracciò da dietro. Le accarezzò la schiena, le diede qualche bacio sul collo, le sfiorò il bordo degli shorts con le dita. Le stesse identiche cose che aveva fatto molte altre volte con molte altre donne per ottenere quello che voleva. Ma stavolta niente da fare: la colombiana si era addormentata.
Lo svegliò il sole del mattino. Milady si era alzata e cercava un asciugamano nell’armadio. Aveva gli shorts infilati nel culo. Stai meglio?, le chiese Patricio. Lei sorrise: mi hai salvato la vita, disse e uscì dalla camera. Patricio sentì che entrava nel bagno, che apriva l’acqua della doccia, che cantava. Rimase a letto. I piatti con la cocaina erano spariti, e anche i fazzoletti di carta. Era la prima volta che passava la notte con una donna senza farci sesso. E la cosa più strana di tutte era che stavolta si sentiva orgoglioso. L’avrebbe portata in un posto con tanto sole, a prendere un tè con i biscotti, per darle il benvenuto nella sua nuova vita. Si alzò e si guardò allo specchio: quella era l’immagine di un uomo in grado di aiutare una donna. Era maturato, finalmente? Stava per tornare a letto quando sentì un cellulare che squillava. Veniva dal bagno. Milady non rispose e il cellulare squillò altre due volte. Subito dopo suonarono al citofono. Patricio sentì che Milady usciva dal bagno e chiedeva chi è, un attimo di silenzio, non ti voglio vedere, vattene figliodiputtana, vattene.
Milady tornò subito dopo: aveva sempre addosso la maglietta Shit Happens, ma si era truccata e indossava un paio di jeans che le stavano a pennello. Sembrava la Milady di sempre. Che succede?, le chiese Patricio. Niente, amore mio, disse lei e gli diede un bacio sulla guancia, dove mi porti? Patricio sapeva che mentiva, ma la abbracciò lo stesso e le disse che l’avrebbe portata dove voleva: oggi è il primo giorno della tua nuova vita. Milady gli fece l’occhiolino, si spruzzò il profumo sui polsi e abbassò la persiana della camera. Uscirono dal palazzo mano nella mano. Patricio lo vide immediatamente: il tipo se ne stava sul marciapiede di fronte, sopra la moto. Che faccio?, chiese e Milady gli strinse la mano. Salirono in macchina. Il caldo era soffocante. Patricio abbassò il finestrino, spinse sull’acceleratore, percorse due isolati di Calle San Luis e poi girò per prendere Avenida Córdoba. Il semaforo era rosso; le macchine passavano davanti a loro a tutta velocità. Dallo specchietto retrovisore vide che la moto si avvicinava. Il semaforo era ancora rosso. Che stronzo che è, disse Milady. La moto frenò dal lato di Patricio. Come ti chiami?, chiese il tipo, guardandolo dritto in faccia. Riusciva appena a parlare e aveva lo stesso sguardo di Milady la sera prima. Patricio non si aspettava quella domanda. Mentre si chiedeva se dirgli la verità o inventarsi un nome falso, il tipo si aprì la felpa e tirò fuori una pistola.
All’inizio Patricio pensò che fosse un giocattolo, ma Milady iniziò a gridare. Figlio di puttana, diceva, scandendo, adesso sì, tutte le lettere e Patricio sentì il colpo e un lampo lo spinse contro Milady. L’ultima cosa che vide furono le lettere, Shit Happens, la stoffa della maglietta sulla faccia e le urla di Milady che si facevano sempre più lontane, come se stessero cadendo in un pozzo nero, pieno di merda.

Traduzione di Angela Cofrancesco