Prose

Orecchio

L’uomo aveva due incavi vuoti, al posto degli occhi, come se con un cucchiaio glieli avessero fatti saltare. Non v’erano terminazioni nervose recise, appese come un cavo staccato, bensì unicamente superfici lisce, senza imperfezioni, quasi come se il suo corpo fosse nato senza bulbi, come se la sede vuota, semisferica, fosse già perfettamente completa, matura. Così poteva far scorrere con continuità le dita a partire dagli zigomi fino a toccare il minimo della pelle elastica, sottile. Lì dove non poteva l’occhio, vedeva l’orecchio. Lo poggiava su ogni cosa: sul ventre dei suoi animali domestici per sentirne i battiti, i respiri, gli impulsi della digestione; sul vetro della finestra nelle mattine d’inverno, inumidendo l’epidermide di condensa; sulle rughe dell’asfalto dell’autostrada per sentire i moti vibratori; sulla superficie d’acciaio della pentola – ustionandosi – per presagire la minestra in fermento, le bolle che scoppiano, le viscosità della verdura disintegrata. Così conosceva il mondo, le palpitazioni interne delle cose, il flusso degli inaccessibili umori interni. Continuò con la corteccia delle betulle, della quale distingueva le scabrosità; con la precisa superficie del mare, seguendone le delicate oscillazioni; con gli specchi, con il fango, con i binari, con le rocce sotterranee, con i versanti delle montagne, con i seni, i culi, i fondi delle piscine, le superfici tonde delle lampadine, con le altre orecchie, che spesso non sentivano. A volte, quando l’udito va in risonanza con i suoni dell’universo, con i rumori più assordanti o con i più quieti, il suo intero corpo si dissolve nella materia di ciò che ascolta. Talvolta le mani si radicano nel terreno, assorbendo sostanze nutritive, altre volte il suo biso diventa di fumo, quando appoggia il padiglione alla nebbia, che penetra in ogni fessura della pelle. D’inverno si nutre di pasti frugali sulla sua colonna, e di notte, con una lucina, legge silenziosamente Virgilio, senza emettere la condensa del respiro , portando il dorso delle pagine all’orecchio.